CAMPANIA

PAESTUM

Storia

La città antica di Poseidonia ( poi Paestum ) sorse su di una terrazza bassa circondata dalle acque del fiume Salso. La fondazione avvenne alla fine del VII sec. a.C. al termine del lungo processo di colonizzazione greca a cui l' Italia meridionale fu soggetta a partire dall' VIII sec. a.C. Nel VI sec. a.C. la città iniziò la sua espansione nel territorio circostante; iniziò anche la costruzione, alla fine del secolo, dei grandi edifici templari ( Basilica, Athenaion ), del tempio maggiore di Hera nel grande santuario di Foce Sele e fu stabilita una primordiale organizzazione urbanistica. Nel V secolo la città fu al centro di traffici oltremare e assunse anche un sistema monetale molto vicino a quello di Sibari nella forma. Paestum combatté a fianco dei Lucani nella guerra con Velia nella seconda metà del secolo. I Lucani, verso il 400 a.C., divennero i padroni di Poseidonia e sembra, dalle testimonianze degli incendi al santuario di Hera e di quello del Tempio di Cerere, che questa conquista fu violenta. I Lucani furono al fianco di Roma durante le guerre sannitiche mentre nella successiva guerra condotta da Roma contro Pirro e Taranto,i Lucani si schierarono contro Roma. Dopo la presa di Taranto da parte di Roma, anche i Lucani furono puniti con la perdita di Poseidonia e con la conseguente deduzione di una colonia latina ( 273 a.C. )che prese il nome italico di Paestum. Paestum sarà, d' ora in poi, sempre al fianco di Roma ( 2° guerra punica ) è otterrà anche pubblici elogi in Senato. Dopo la guerra sociale del I sec. a.C. la colonia divenne un municipium e nel 71 d.C. vi fu dedotta una colonia di veterani della flotta di stanza a Miseno. La città subì nel tempo un lento declino.

Le mura

La cinta muraria che circonda la città è quasi del tutto conservata ed il perimetro è di circa 4,7 km. La muratura è a doppia cortina di grandi blocchi squadrati intervallata da torri. In corrispondenza dei punti cardinali si aprono le 4 porte principali; vi sono anche altre aperture minori ( posterulae ) con funzioni difensive. La Porta Sirena ( ad Est ) è così chiamata da un animale con funzioni apotropaiche scolpito all' esterno di essa; sul lato Sud si apre la Porta Giustizia, con ampio vestibolo di ingresso e 2 torri laterali; sul lato del mare l' ingresso avveniva tramite la Porta Marina, anch' essa con vestibolo e 2 torri; poco ci resta della Porta Aurea, a nord della città. Delle 28 torri cittadine, quasi tutte sono o ridotte a pochi ruderi o andate distrutte nel tempo.

Il tempio di Nettuno

E' il tempio meglio conservato della Magna Grecia. Sorge su di un crepidoma di 3 gradini e ha 6 colonne sulla facciata e 14 sui lati lunghi. Le colonne sono in calcare locale, alte quasi 9 metri, sono leggermente ristrette in alto rispetto alla base e presentanto un rigonfiamento ( entasis ) centrale. Metope e triglifi costituiscono il fregio dorico. I due frontoni sui lati brevi, di forma triangolare, sono delimitati da una cornice dal profilo semplice. All' interno è la cella preceduta da un pronao composto da 2 colonne tra pilastri d' anta che sorreggono il fregio dorico di metope e triglifi. La cella presenta 2 vani piccoli con scale in pietra necessarie per accedere alle parti superiori del tempio. Una doppia fila di 7 colonne divide l' ambiente in 3 navate. Sul lato ovest vi è l' opistodomo. Il tetto è a doppio spiovente, coperto forse da tegole di marmo. Davanti al lato est ( lato principale ) vi è una rampa di accesso, di età romana, e 2 altari in calcare. Riguardo alla divinità venerata nel Tempio si è dapprima pensato ad Hera e Zeus e poi al culto di Apollo.

La basilica

E' il più antico tempio di Paestum ancora in piedi, la cui costruzione fu iniziata verso la metà del VI secolo a.C. e terminata solo 30 anni dopo. La peristasi consta di 9 x 18 colonne poggianti su di uno stilobate preceduto da 2 gradini. Molte parti della decorazione policroma in terracotta del tetto sono esposte al Museo. La cella è aperta ad Est e preceduta da un pronao di 3 colonne tra 2 pilastri sormontati da un capitello d' anta dall' elegante profilo. L' opistodomo venne messo in comunicazione con la cella e divenne la parte più segreta del tempio, ossia l' adyton. Nel periodo romano la Basilica subì dei rifacimenti del tetto e forse accolse anche il culto di Giunone. Di fronte al tempio si trova l' altare rettangolare con 3 gradini di accesso.

La Via Sacra

Verso ovest si incontrano le fondazioni del muro perimetrale del santuario meridionale e si accede alla strada basolata di età romana, detta Via Sacra, che collega Porta Giustizia al Foro. Sulla sinistra della Via si possono osservare i quartieri di abitazione, divisi in 2 file di case separate da un muro mediano. La pianta delle case è quella ellenistica, con atrio, impluvio e peristilio.

I monumenti del Foro

L' impianto originario risale al III sec a.C., in epoca in cui era colonia latina. La piazza attuale è circondata da un portico con colonne e capitelli di spoglio di altri edifici, rialzati in parte nei primi del '900. Sui lati del portico affacciavano le tabernae, botteghe rettangolari talvolta anche a 2 piani. Sul lato sud la Curia, composta da un' aula centrale circondata su tre lati da un portico, spezza la fila delle tabernae di questo lato. Nel grande ambiente centrale della Curia è stata riconosciuta una Basilica sorta nel III sec. d.C. su resti di edifici precedenti. Attiguo alla Curia è il Macellum, del III sec. d.C., che si trova sul lato est della Curia. L' edificio si affaccia sul Foro con una scalinata e svolgeva le funzioni di mercato coperto. Sul lato nord del Foro vi sono altri 2 edifici: il Comitium e il Tempio Italico. Il primo è di forma circolare con gradinate sorrette da un terrapieno. Gli scavi condotti nell' area hanno stabilito che il Comitium fu eretto dopo il 273 a.C. con lo scopo di ospitare l' assemblea dei cittadini ed eleggere le magistrature. Il Tempio Italico ( o anche " Tempio della Pace " ) fu eretto nel II sec. a.C., era posto su di un alto podio ed era circondato da colonne con capitelli corinzi e teste femminili agli angoli. La cella era tripartita; sembrerebbe che il Tempio fosse dedicato alle divinità della triade capitolina. Le metope erano decorate con scene di combattimento fra guerrieri armati alla greca e con figure femminili in corsa.

La piscina

Alle spalle delle tabernae del lato N-O del Foro vi è un' area all' inizio ritenuta un ginnasio, occupata da una grande piscina circondata da un recinto in blocchi. In essa è stato riconosciuto il santuario di Venus Verticordia costruito dai latini nel III sec. a.C. Il culto della dea infatti prevedeva il bagno rituale della statua della divinità e nella stessa acqua poi si immergevano le donne che volevano propiziarsi la fecondità o un buon parto.

L'agorà

A nord dell' anfiteatro è visibile un portico che delimità l' agorà, lo spazio pubblico della città greca. Con la romanizzazione l' agorà perse la sua importanza e il Foro divenne il cuore della città romana. Oggi però sono in vista due monumenti dell' agorà: il Sacello Ipogeico ( 510 a.C. ), di forma quadrata e coperto da un doppio tetto a due spioventi, era la tomba simbolica ( heroon-cenotafio ) del fondatore di Poseidonia; dall' altro lato dell' agorà vi è il Bouleuterion, un edificio circolare scavato nella roccia ( 470 a.C. circa ), costituito da gradinate concentriche, la cui funzione era quella di ospitare le riunioni dell' assemblea cittadina ( circa 500 persone ).

Il tempio di Cerere

Verso nord, attraversata l' agorà, si arriva al santuario nord della città, detto di Cerere. Il Tempio in realtà era dedicato da Athena ( lo provano le statuette della dea ritrovate nel depositi votivi nei pressi dell' edificio ). Un' iscrizione romana con dedica a Minerva afferma la continuità di culto anche in età romana. Il Tempio è databile intorno al 500 a.C., è di ordine dorico e consta di 6 colonne sulle fronti e 13 sui lati lunghi. La cella è preceduta da un pronao ( porticato ) sostenuto da 6 colonne di ordine ionico. Il pronao era l' ingresso alla cella vera e propria, costituita da una grande sala con la statua della divinità. Nella tarda antichità il Tempio è stato trasformato in chiesa cristiana.

SESSA AURUNCA

Storia

La città riesce a far convivere in armonia chiese romaniche, resti di un castello di origine longobarda, torri medievali, portali barocchi e tracce di un abitato romano. Tratti della cinta muraria di epoca sillana si trovano inseriti in una fortificazione più tarda o anche nel muro di un palazzo. Tre vani, appartenenti all'aerarium si scorgono sotto il livello stradale; capitelli e colonne sono inglobati nel duomo o nel giardino di una casa. La città si trova sulle pendici del vulcano spento di Roccamonfina e fu la città natale degli Aurunci, popolazione piuttosto bellicosa, sconfitti dalle legioni romane nel 340 a.C. Essi si stabilirono poi a Suessa, denominata poi Aurunca. La città divenne municipio nel 90 a.C.; in età imperiale ebbe il suo massimo periodo di espansione urbanistica. Matidia Minore, sorella di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano, fu la più assidua frequentatrice del luogo.

Il teatro

I resti del teatro riportati alla luce tra il 1999 e il 2003 sono il risultato di un importante intervento. Un interro di ben 20, risultato di un abbandono iniziato nel V secolo, ha consentito di salvaguardare la struttura nel tempo. Nel XII secolo furono asportate gran parte della cavea e altre strutture in marmo, ridotto poi in calce per essere utilizzato come materiale da costruzione. Il teatro sorse in età augustea. In parte è addossato alla pendenza naturale del colle e in parte con imponenti sostruzioni. Il criptoportico, suddiviso in tre bracci, serviva in parte da sostegno alla cavea. Probabilmente il teatro era collegato con l'esterno attraverso un passaggio scavato nel tufo, decorato con stucchi e affreschi. Uno dei più grandi d'Italia, con i suoi 90 m di diametro, vantava una frons scaenae a tre ordini di colonne. Nel tempo furono aggiunti ornamenti, trabeazioni e statue nuove. Su tutte dominava la statua colossale di Matidia Minore, rappresentata come un'Aura dalle vesti svolazzanti. La statua era posta nella nicchia centrale del II ordine, sulla porta regia. Accanto a questo ingresso d'onore è stato ritrovato un ninfeo a tre absidi. Dall'aula occidentale si accedeva alla parodos del teatro, dove è comparsa l'iscrizione con la citazione di Matidia. Ancora interrato è invece l'accesso alla parte più alta della cavea, riservato al popolo. Gli spettatori giungevano alle gradinate attraverso i vomitoria (ne sono stati ritrovati due su otto). Il palco riservato alle autorità era in basso in posizione centrale e accanto alla scena.

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